Chi era Dom Pierre Pérignon

Vi siete mai chiesti da chi prende il nome la splendida bevanda che ancora oggi risulta essere una delle più pregiate del mondo? Ci stiamo riferendo ovviamente al Dom Pérignon, la quale prende il nome proprio da una persona reale.

In particolar modo, parliamo del monaco benedettino che è morto oltre 300 anni fa, ovvero Pierre Pérignon. Un nome che è rimasto strettamente legato alla storia dello champagne più conosciuto in tutto il mondo: una storia, quella dell’invenzione di questa bevanda, che ancora oggi viene tramandata e risulta essere particolarmente affascinante. Scopriamo di più.

Pierre Pérignon: la storia

Il monaco benedettino Dom Pierre Pérignon nacque nel 1638, nella cittadina di Sainte-Menehould, nella splendida regione della Champagne-Ardenne. Fin da quando era bambino, aveva cominciato ad appassionarsi alla vendemmia e alla preparazione del vino: ha cominciato a lavorare i vigneti insieme al padre e ai suoi parenti stretti. Successivamente, da ragazzo, ha studiato presso un collegio gesuita, prima di essere accettato presso un monastero benedettino a Verdun.

È stato ordinato prete nel 1667, almeno stando alle fonti più accreditate, e all’età di 30 anni decise di entrare nel monastero di Saint-Pierre d’Hautvillers. Proprio in questa splendida struttura ha cominciato a mantenersi tramite la vendita di alcuni alimenti e bevande da lui stesso prodotti: tra queste c’era il vino. Grazie alla sua esperienza, gli venne affidato l’incarico di responsabile delle cantine.

La leggenda racconta che durante un pellegrinaggio all’abbazia di Saint-Hilaire, il monaco scoprì un metodo per la vinificazione assolutamente alternativo, il quale permetteva al vino di diventare frizzante. Una volta tornato al suo monastero, decise di sperimentare questo sistema, insegnandolo anche agli altri monaci. Va subito precisato che, in realtà, Pierre Pérignon non inventò lo champagne che conosciamo noi tutti oggi, ma lavorò per tanto tempo affinché si arrivasse a quel tipo di risultato negli anni successivi.

Pare che sia stato Dom Groussard ad attribuire l’invenzione dello champagne al monaco, ma diverso tempo dopo (parliamo del 1821).

Com’è nato lo champagne?

Ma com’è nato, quindi, lo champagne Dom Pérignon? Ci sono diverse versioni in merito, queste variano a seconda del territorio e delle fonti interpellate. Una delle versioni più interessanti vede questa bevanda essere nata per errore, durante la preparazione di vino bianco nel monastero: pare che alcune bottiglie esplosero e permisero di far capire al monaco quale fosse la maniera di rendere il vino frizzante.

Un’altra versione, invece, si basa sul fatto che il monaco decise di aggiungere dei fiori e dello zucchero mentre stava lavorando alcuni vini. Lo stesso zucchero portò alla fermentazione del vino rendendolo frizzante; una sorta di seconda fermentazione decisiva per il risultato alternativo.

Di dati certi, difatti, non ve ne sono. La storia è molto frammentata e particolarmente romanzata. Probabilmente, però, le leggende hanno contribuito al successo della bevanda. Lo champagne è oggi conosciuto in tutto il globo ed è un marchio DOC.

Procedura moderna

La procedura moderna prevede che vengano utilizzati tre vitigni specifici: parliamo del Pinot Noir, dello Chardonnay e del Pinot Meunier. Possono essere miscelate delle uve differenti, ma con dei limiti e rispettando delle proporzioni precise. Generalmente, per la preparazione si utilizza il metodo classico, nello specifico il metodo Champenoise: questo prevede la fermentazione doppia del mosto, con la prima fase alcolica, realizzata nei tini che portano il vino alla base; mentre la seconda fase si realizza nella bottiglia, aggiungendo dello zucchero e dei lieviti specifici che consentiranno la produzione di anidride carbonica.

Proprio in questa seconda fase, le bottiglie verranno dotate di un tappo metallico e verranno mantenute al rovescio, in maniera tale che il fondo prodotto (la cosiddetta feccia), non raggiunga il collo della bottiglia. Una volta conclusosi il processo, allora il collo va raffreddato e la feccia si congela, in maniera tale da poterla rimuovere facilmente in un sol colpo quando poi viene stappata la bottiglia.

Si effettua una operazione di rabbocco, in francese dosage, con il vino stesso oppure in certi casi con una miscela che riesce a conferire un particolare gusto allo champagne. Ovviamente, ogni produttore ha una sua pratica segreta che perfeziona. Infine, la bottiglia viene tappata con un tappo di sughero e con una gabbietta, la quale viene poi lasciata per alcuni mesi.

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