Prevenzione e diagnosi precoce in Sardegna: numeri e opportunità

La prevenzione sanitaria è uno dei temi più discussi degli ultimi anni, e la Sardegna non fa eccezione. Se n’è parlato spesso come di un cambiamento culturale già avvenuto, ma i dati ufficiali più recenti raccontano una realtà più complessa: c’è ancora molta strada da fare, e proprio per questo la scelta individuale di sottoporsi a controlli regolari, anche al di fuori dei programmi pubblici, assume oggi un valore particolare.

Cosa dicono davvero i dati sugli screening in Sardegna

Il Report 2024 dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), analizzato dalla Fondazione GIMBE, mostra che la Sardegna è la regione con la percentuale più bassa in Italia di inviti effettivamente spediti per lo screening del colon-retto: il 60,8% della popolazione target, contro una media nazionale del 94%. È un dato che riguarda l’organizzazione del sistema pubblico, non la volontà dei cittadini, ma che comunque si traduce in meno persone raggiunte da un invito a fare il test.

A livello nazionale, l’adesione agli screening organizzati resta lontana dagli obiettivi europei: nel 2024 ha partecipato il 50% delle donne invitate allo screening mammografico, il 51% a quello cervicale e solo il 33,3% delle persone invitate allo screening del colon-retto, con tutte le regioni del Mezzogiorno, Sardegna compresa, sotto la media nazionale. Lo riporta il report GIMBE basato sui dati ONS 2024, che segnala inoltre come l’Italia sia ancora distante dall’obiettivo europeo di coprire il 90% della popolazione target entro il 2029.

I fattori di rischio in Sardegna sono in aumento

A rendere la questione ancora più rilevante ci sono i dati del sistema di sorveglianza PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), relativi al biennio 2023-2024: in Sardegna vivono circa 600.000 persone in sovrappeso, pari al 33% della popolazione, con un bambino o adolescente su quattro che presenta problemi di peso. Sono numeri riportati da La Nuova Sardegna sulla base dei dati Passi del Ministero della Salute, e confermano un aumento dei fattori di rischio cardiometabolico, tra cui l’ipercolesterolemia, che in Sardegna mostra anche una maggiore diffusione di forme familiari legate a fattori genetici.

Il quadro che emerge è quindi duplice: da un lato i fattori di rischio non si riducono, dall’altro la partecipazione ai programmi organizzati di prevenzione resta al di sotto della media nazionale. È un paradosso che, come sottolineato nello stesso report GIMBE, riguarda peraltro gran parte del Mezzogiorno e non solo l’isola.

Perché la prevenzione volontaria conta ancora di più

Proprio perché i programmi di screening pubblici non riescono ancora a raggiungere e coinvolgere tutta la popolazione target, la scelta individuale di sottoporsi a controlli periodici, anche al di fuori delle campagne organizzate, diventa uno strumento complementare importante. Un esame del sangue completo, un controllo della pressione, uno screening metabolico o ormonale non sostituiscono i programmi organizzati dal Servizio Sanitario Nazionale, ma possono intercettare segnali che altrimenti rischierebbero di passare inosservati, soprattutto per chi non rientra ancora nelle fasce d’età coperte dagli screening gratuiti o che, per vari motivi, non ha ancora aderito all’invito ricevuto.

Le associazioni scientifiche insistono su un punto: la cultura della prevenzione va costruita molto prima dell’età in cui iniziano gli screening oncologici, attraverso l’educazione sanitaria e un rapporto di fiducia con il proprio medico e con i centri diagnostici del territorio. In quest’ottica, poter contare su strutture accessibili, con tempi di refertazione rapidi e personale qualificato, resta spesso ciò che fa la differenza tra un controllo rimandato e un controllo effettivamente svolto.

Il ruolo dei laboratori di analisi sul territorio

A Cagliari, chi vuole affiancare ai controlli pubblici un percorso di prevenzione personalizzato può rivolgersi a strutture specializzate come il Laboratorio Valdes a Cagliari, un centro che offre un ampio ventaglio di esami diagnostici, dagli esami del sangue di routine agli screening metabolici e ormonali, pensati per chi desidera monitorare con regolarità il proprio stato di salute anche al di fuori delle finestre temporali degli screening organizzati.

Nella scelta del laboratorio a cui affidarsi contano alcuni criteri concreti: l’accreditamento presso il Sistema Sanitario Nazionale o presso enti di certificazione della qualità, la varietà degli esami disponibili, la rapidità nella consegna dei referti e la possibilità di ricevere supporto da personale sanitario competente in caso di valori fuori norma. Anche la comodità logistica, come la prenotazione online e i referti digitali, incide sulla probabilità che un controllo programmato venga poi effettivamente svolto.

Un margine di crescita, non un traguardo raggiunto

I dati disponibili non permettono di affermare che in Sardegna la prevenzione sia già diventata un’abitudine diffusa: raccontano piuttosto un margine di crescita ancora ampio, sia sul fronte dell’organizzazione degli inviti agli screening pubblici sia su quello della partecipazione dei cittadini. È un margine che riguarda tutto il Mezzogiorno e che le istituzioni sanitarie stanno cercando di colmare, anche attraverso il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione, che fissa obiettivi intermedi di copertura del 70% nel 2027 e dell’80% nel 2028.

In attesa che questo divario si riduca, affidarsi con costanza a controlli periodici, pubblici e privati, resta lo strumento più concreto a disposizione di ciascuno per una diagnosi precoce e una gestione più efficace della propria salute.

 

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