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IO SON L’UMILE ANCELLA….

Storia di una  artista sarda:

 Lia Origoni

 

di Claudia Origoni

 

Incontro Lia Origoni nella sua casa de la Maddalena in un pomeriggio assolato di Luglio, durante quella che per molti è considerata “controra”, ma che per Lei rappresenta l’equivalente delle prime ore della mattina . L’abitudine di una vita d’artista la costringe oramai a passare buona parte  della notte insonne ad ascoltare la radio, a guardare la tv di tutto il mondo grazie all’antenna parabolica, e si addormenta ancor oggi intorno alle 4 di mattina come se avesse appena terminato un concerto e quindi il suo risveglio naturalmente non avviene quasi mai prima delle 12   solo allora comincia la sua giornata.

Lia Origoni è stata tra le artiste più significative degli anni ‘40/’60 spaziando tra l’opera lirica, la rivista ed il teatro, per la sua voce e per le sue capacità interpretative è stata  la vedette dei teatri più importanti d’Europa :  dal  Teatro Valle di Roma al Winter-Garten e alla Scala di Berlino,  dal Sistina  e dall’Opera di Roma alla Scala di Milano, dalla Sala Pleyel di Parigi al S. Carlo di Napoli, dai microfoni della Rai alle tavole del teatro di prosa impegnato.

 Lia Origoni nasce il 20 ottobre del  1919 a La Maddalena, da Pietro e Rosa Francesconi, il ramo materno è di origine viareggina,  la famiglia  Origoni è invece tra le più antiche insediatesi alla Maddalena, è presente infatti sull’isola fin dal 1776 ed è di origine ligure - spagnola. Un certo temperamento artistico è già presente in famiglia, suo zio,Giacomino Origoni  infatti sarà uno tra i primi attori del cinema muto italiano, nonché impegnato antifascista e massone, mentre la sorella Nena diventerà un’ affermata pittrice con il nome di Metella Pattis negli anni ’60.

 L’amore per la musica è sempre stato  presente in casa, soprattutto alimentato dalla nonna e il suo temperamento artistico  e la capacità di “sentire il palcoscenico” saranno ben chiari già all’età di 4 anni quando, davanti  alla mitica Madre Superiore Gotterland fondatrice dell’Istituto S. Vincenzo  e  dall’Ammiraglio comandante della piazza, continuerà a cantare  una canzoncina “ai polli porto il grano” nonostante che i mutandoni del   costume di scena si fossero sganciati durante l’interpretazione.

A otto anni il primo spettacolo da protagonista nell’operetta “Ricevimento di piccoli personaggi di Costa , dove ironia della sorte ,impersonerà una famosa  soubrette   di ritorno da grandi successi. Ma il vero debutto, la sua prima audizione, avviene nell’estate del 1934 : il grande  tenore Bernardo  de Muro era ospite, a Caprera, della figlia dell’eroe dei due mondi Clelia; Lia, appena quindicenne, accompagnata  dallo zio Giacomino, viene invitata a cantare davanti alla tomba di Garibaldi alcune  arie tratte dai films di Marta Egert .

Sia Clelia che De Muro saranno unanimi: questa ragazza deve studiare canto e dedicarsi alla musica. Proprio questo giudizio unanime e autorevole  fatto da due dei simboli più prestigiosi della sua terra  , la convincerà a lasciare gli studi già intrapresi di violino , e a continuare gli studi di canto, studi che conosceranno tanti ostacoli poichè ai suoi professori tornava sgradita l’intonazione sarda. Nel 1936 vince a La Spezia  il concorso  nazionale per le voci nuove, indetto dalla famosa casa di produzione bambole  Lenci , e nel 1938 vince la borsa di studio del Teatro dell’Opera  di Roma presentandosi alla commissione esaminatrice composta dal Maestro Serafin ,dal  tenore Lauri Volpi e dal maestro  Mulè con  “Ritorna vincitor” dall’Aida di G. Verdi. Ma l’aria scelta dal suo maestro di canto privato non le si addice, il maestro Serafin comprende le vere qualità dell’aspirante borsista e le chiede di imparare in pochi giorni “Io son l’umile ancella“  dall’Adriana Lecouvreur di F. Cilea , che ritiene più adatta ai suoi mezzi vocali e alla sua giovane età  , romanza questa che segnerà i momenti più importanti della sua carriera.  Alla seconda prova risulta vincitrice .

La borsa di studio di ben 8000 lire, le apre le porte del Teatro dell’Opera dove avrà l’occasione di cantare  con la Pederzini  famoso  mezzo-soprano; il suo talento e la sua voce la porteranno eccezionalmente a vedere riconfermata la borsa di studio ancora per un anno. Alla fine del secondo anno durante la preparazione del saggio finale, le viene proposta una parte assolutamente non nelle “sue corde” ;rifiuta e si presenta all’Eiar ,per un’audizione, con “Tu che mi hai preso il cuor”  di  F.Lehar e viene scritturata : sarà la prima cantante ad ottenere dall’Ente italiano audizioni radiofoniche e fonovisive un contratto. Le prime trasmissioni sperimentali  in video, nel 1939, vengono irradiate solo per pochi apparecchi,  quelli di Mussolini, del Papa , del Re e  di alcuni notabili, insieme al concessionario  di apparecchiature radio “Germini “ in via del Corso a Roma dove potevano essere viste dai passanti .  

Soltanto loro potranno vedere la Origoni, insieme agli altri cantanti dell’epoca, partecipare al primo spettacolo di musica in diretta da via Asiago per il quale il capo struttura Eiar  Cochetti riceverà, proprio per l’ interpretazione di Lia,  i complimenti del Duce . Sempre in quell’anno viene a sapere che l’impresario Epifani  cerca voci per costituire il cast di  una rivista  della ditta Totò - Magnani e decide di partecipare alle audizioni .

 All’epoca i cantanti , pur di lavorare in una compagnia così prestigiosa, qual’era la   Totò Magnani, accettavano paghe giornaliere anche non elevate (30,40 lire), mentre i grandi arrivavano a interessanti compensi (Totò 1000 lire, la Magnani 500). Lia questo non lo sapeva, il suo parametro era la prestigiosa borsa di studio vinta  per ben 2 volte,  e chiede per la scrittura 300 lire al giorno. Quando Epifani la ascolta, negli studi di   via Veneto mentre canta “Tu che mi hai preso il cor…” accade un piccolo incidente, si stacca l’intonaco dal soffitto, alla fine del pezzo,  l’impresario   le chiede di riprovare e l’incidente si ripete, a causa delle vibrazioni prodotte dalla sua voce. ”La parte è tua,e  l’hai  davvero meritata!”  le confermerà Epifani  . Così Lia Origoni ,la cui voce  era stata giudicata dal Maestro Serafin “ un campanello” per la  ricchezza di armonici, debutterà nel teatro leggero, dopo un anno di preparazione   il 25/12 1940, al Teatro Valle di Roma  nella rivista “Quando meno te l’aspetti” di Galdieri con Totò, la Magnani e Castellani;   spettacolo che la porterà in tournèe per 1 anno nei più grandi teatri italiani.

L’anno dopo è la volta   della rivista ancora una volta  di Galdieri :“E’bello qualche volta andare a piedi “, e stavolta il suo nome è in ditta insieme a  Rabagliati, e Delia Lodi. Anche questa fu un successo , tra i protagonisti c’erano anche  Tina Pica e Virgilio Riento (nella parodia di Giulietta e Romeo) e  Olga Villi  al suo debutto .

Un discorso a parte meritano gli abiti di scena:  all’epoca solo alcune produzioni mettevano a disposizione gli abiti, quasi sempre le attrici provvedevano direttamente agli abiti di scena ( vero e proprio  patrimonio personale) Lia  li disegnava personalmente e quasi sempre li realizzava,  anticipando quella che poi diventerà una vera e propria attività di famiglia  che vedrà l’apertura di un  atelier . Nella rivista  di Galdieri , i costumi di scena erano affidati alla famosa stilista milanese  Biki; tutti meno quelli della Origoni che andò in scena con i suoi , disegnati da lei stessa e che , scambiati per quelli della Biki ottennero un notevole  plauso dalla stampa .

 In quegli anni  che, per la presenza della guerra,  oggi ci appaiono un poco bui e lontani ,  sembra quasi impossibile che ci fosse il tempo per divertirsi, per andare a teatro; ma la realtà delle grandi città  smentisce questa tesi : le compagnie teatrali  viaggiavano e gli impresari internazionali con loro, c’erano dei veri e propri talent scout che cercano nuove stelle da proporre nei palcoscenici internazionali  Proprio da uno di questi - il mitico  impresario tedesco Duisberg - fu scritturata Lia per La Scala di Berlino. Il  suo cachet  era di 300 marchi al giorno per 3 mesi . La Scala di Berlino era il tempio delle grandi stelle internazionali  del tempo: Jacques Tati, Werner Kroll, Loni Hoiser.   A parte la programmazione di varietà, ogni anno il 2 novembre la Scala organizzava un concerto speciale di musica classica,  appuntamento mondano di grande prestigio,al quale veniva invitata una stella internazionale per un show unico. Per il recital speciale del 2 novembre del 1942  venne invitato Tito Schipa che arriva a Berlino accompagnato da Caterina Boratto. Quest’ultima durante il viaggio ,colpita da influenza, non potè  cantare ,Tito Schipa allora ,chiede aiuto alla Origoni  e, per convincerla, Le cede il suo cavallo di battaglia  :”Core ingrato” .

 E’ un trionfo, forse anche un po’ umiliante per Schipa che riceverà meno applausi di Lia : il concerto   improvvisato,  la confermerà ancora di più nel cuore del pubblico tedesco e il teatro La Scala di Berlino  la consacrerà sul suo calendario dell’anno 1943 dedicandole la copertina.

Una copertina che oggi è un cimelio per i collezionisti, dove Lia viene ritratta con uno splendido abito di scena ricco di ricami e lustrini e che  rimane tra le poche testimonianze  di quel teatro che sarà distrutto dai bombardamenti .

        Il 1943 è un anno pesante sul fronte della guerra e  la Germania soffre , ma i teatri sono pieni,per abitudine  gli spettacoli dei teatri tedeschi venivano  prenotati con un anticipo addirittura annuale; le scenografie degli spettacoli erano sempre ricche e i tessuti dei costumi , ricorda Lia, lo  erano   se possibile ancor più. Mentre  nelle strade  gli ebrei camminano con la stella gialla di Davide in evidenza, Lia si scontra con Goebbels .

Era stata infatti notata dal Ministro per la Propaganda e l’Illuminazione del Popolo , al Club degli artisti di Berlino ,durante l’unico ricevimento  a cui era intervenuta. Il ministro, allora, le fece ricevere un invito  tramite la presidentessa dell’Amicizia Italo - tedesca per una cena che Goebbels intendeva offrire in suo onore al Plaza. Lia rifiuta, nonostante le insistenze fatte dallo stesso Duisberg, preoccupato per le possibili ritorsioni che un tale gesto poteva arrecare  per l’intero teatro. La Origoni non cede:”Mi ha scritturato per cantare o per andare a cena con Goebbels?” risponderà alle costanti pressioni dell’impresario.

Duisberg aveva fondati motivi di temere per il suo teatro: Goebbels era colui che aveva messo al rogo i libri, che aveva il controllo totale di tutti media  (stampa , teatro, radio , cinema),era colui che aveva come massima “la propaganda è come l’arte , non ha bisogno di rispettare la verità”, era il “microfono” del Terzo Reich.

Alla fine si troverà una soluzione diplomatica: la cena si terrà al Plaza senza che Goebbels partecipi; il suo posto resterà vuoto, quale simulacro, lascerà a rappresentarlo, ironia della sorte,  proprio un libro, “Gli artisti italiani in Germania”.

Erano gli ultimi mesi del ‘42, probabilmente se l’evento si fosse svolto dopo l’8 settembre del ‘43, l’incontro non avrebbe conosciuto uno svolgimento così elegante .

 In attesa di riprendere al Winter-Garten nel marzo, Lia affronta  una tournèe in Polonia e Cecoslovacchia, per le truppe tedesche e italiane  in partenza verso i fronti; l’esperienza è durissima, incontreranno  neve , freddo, gelo e colera, oltre al dolore e allo strazio di tanti giovani mandati a morire e alle sempre più pressanti discriminazioni razziali. A Cracovia,due episodi la feriranno  in modo particolare: i bus con il reparto per gli ebrei dove, per silenziosa protesta, ogni volta che capiterà di usare i mezzi, salirà  , e il divieto per gli ebrei di camminare sul marciapiede. Per quest’ultimo episodio interverrà direttamente, frapponendosi tra un ufficiale tedesco ed un’anziana donna che stava per essere fustigata per aver osato infrangere il divieto.

 Nel marzo del 1943, Lia torna a Berlino,come vedette  per  lo spettacolo al Winter-Garten.   Sul treno, avendo ancora viva l’immagine  dei luoghi desolati delle campagne  ,  è colpita  dal  fatto di scorgere la fiancata di un palazzo interamente rivestita dalla sua silhouette con il suo nome : Berlino non ha ancora idea di ciò che tra poco accadrà. Il Winter-Garten sarà ancora un successo prorogato sino ad Aprile, ma ad Aprile Lia decide di andare via da Berlino, che nel frattempo conosce i primi duri bombardamenti  va a Baden Baden .

  Arriva il 25 luglio e gli italiani passano dal rango di amici a quello di nemici nel volgere di una notte: il passaggio brusco e rapido Lia lo avverte appena entra in una Caffetteria di  Bergen insieme a Walter  Brunelli tenore italiano. Il loro ingresso è seguito da numerosi insulti: fino al giorno prima erano ammirati, le vetrine dei negozi esponevano i loro ritratti; il giorno dopo erano dei paria . Lia decide di interrompere lo spettacolo, non può cantare per un pubblico che la insulta, ma l’impresario non le scioglie il contratto, così Lia è costretta, per poter tornare in Italia, ad iniziare lo sciopero della fame. Per imporle di smetterlo,  la costringono a passare la visita medica nell’ambulatorio riservato alle truppe, mettendola in fila con i soldati; un’altra donna forse  non avrebbe accettato, e forse non avrebbe saputo tener testa al maggiore tedesco che con voce stentorea le ordina di cantare: “Lei stasera canta, “;- Io non canto, - risponde Lia , e il maggiore di rimando “ Lei canta”! – “No! No!” Ripetè Lia fino a spuntarla

 

Parte da Bergen con 4 bauli armadio contenenti tutto il suo patrimonio : i vestiti di scena. Arrivata a Berlino cerca di tornare in Italia,  ma tutte le dogane sono chiuse. Solo quella di Ancona è ancora disponibile , ed è lì  che confidando nell’amico Brunelli marchigiano,  invia i bagagli, preziosi strumenti di lavoro. Corre all’ambasciata italiana di Berlino dove otterrà, con un colpo di fortuna, la cabina diplomatica in uno degli ultimi treni, con tale caratteristica, in partenza per l’Italia.

Questa copertura diplomatica le sarà molto utile, perché  riuscirà a Monaco  ad eludere i controlli : ascolterà infatti più volte dagli altoparlanti chiamare il suo nome  con inviti a scendere per comunicazioni urgenti. Se si fosse trovata  in  un’altro scompartimento sarebbe stata fermata e riportata indietro .

Il lungo viaggio di ritorno la riporta a Roma, dove l’accolgono le  macerie del mulino  Pantanella , distrutto   a  seguito del terribile bombardamento del quartiere  San Lorenzo.  Accanto al mulino, abitava la sua famiglia  che era stata vittima di una irruzione il 26 luglio da parte di un gruppo di antifascisti: sua sorella per lo shock perse la parola per 2 anni.

  Lia decide quindi di portare tutta la famiglia via da Roma e, “fatti i fagotti”, si trasferisce a Monsummano Basso presso lo zio Torquato Puxeddu.  Inizia a dare lezioni ai figli dei contadini del posto, divenendo così “ proprietaria” di ½ maiale.  I tempi sono duri per tutti, ma in campagna comunque si riusciva sempre a trovare qualcosa, magari collaborando con chi aveva terra; si raccolgono quindi i fagioli che venivano messi sul tetto a seccare e ci si predispone a lunghe  “passeggiate” e varie ricerche, per riuscire ad approvvigionarsi di cibo, magari fino a Pescia.

Proprio durante una di queste “passeggiate” per comprare la trippa,  Lia e il fratello, furono  oggetto da parte di un aereo di una mitragliata che fortunatamente non li colpì. Dopo poco si spostano a Monsummano Alto presso una pensione ; con gli addobbi di teatro (stoffe, velluti) Lia arreda la casa (con gli stessi arredi, con cui aveva  sempre personalizzato i suoi camerini  ), finchè una notte verranno svegliati dai rumori dei carri armati  del Feldmaresciallo Kesserling (in ritirata con la guarnigione di stanza in Sardegna - coincidenze  del destino - ) che requisisce l’alloggio per i suoi militari.

La famiglia si ritrasferisce a Mosummano Basso, e Lia deve lavorare per tutti.  Si presenta  all’ Eiar di Firenze dove c’era il maestro Barsizza e viene subito scritturata. Con il maestro Barsizza prima, e con Petralìa  poi  approfondirà il repertorio romantico dell’800  ( Denza, Tirindelli), da Firenze passa a   Milano all’Olimpia  scritturata per lo spettacolo” la   Scala d’ argento “di Roversi con  Orazio Costa e Luciano Tajoli.

Successivamente  va   in tournèe (1944) a  Brescia, Piacenza, Genova  e poi Milano; il viaggio  per alcuni tratti  fu fatto con una topolino sul cui portabagagli  era stato posto il  baule dei costumi . Ancora una volta il baule fu la salvezza: sul passo del Turchino, furono colpiti dalle raffiche di mitra di un aereo e il baule assorbì fortunatamente i colpi.  A Milano, tutti gli alloggi liberi erano  requisiti dalle autorità per sistemare ospiti improvvisi, tra cui le compagnie teatrali, e  le disponibilità erano  affidate  ad una agenzia.

Lia arrivò intorno alla mezzanotte, davanti ad un portone di fronte al Castello Sforzesco , la portiera, abituata  a queste improvvise sveglie notturne , aprì l’appartamento nel quale alloggerà Lia per una notte insieme alla sorella Nena.  La portiera la  riconobbe,aveva tenuto il cartellone pochi mesi prima al teatro Olimpia ,le chiese quindi una foto con dedica, che sarà motivo, alla fine della guerra,  di una accusa infamante rivoltale da Indro Montanelli sulle pagine del Corriere. La casa in cui fu ospite per una notte  era quella della prima moglie di Montanelli ,nei cui armadi ,alla fine del periodo di requisizione dell’appartamento,non furono più trovate le pellicce. Non avendo altre testimonianze documentali su chi avesse abitato la casa nel lungo periodo di requisizione,la foto di Lia autografata e consegnata alla portiera, divenne l’unico indizio .Ma ancora una volta la Sardegna , e i suoi figli, le verranno in aiuto : appena infatti giunse al Commissariato  per sporgere denuncia per diffamazione ai danni di Montanelli, Lia incontrò il commissario Altea (maddalenino), che riconosciutala, si mise subito a disposizione. Convocò immediatamente Montanelli, e iniziò  indagini e ricerche che portarono in breve all’effettiva responsabile, un’attrice tedesca che per vari mesi era stata ospite della casa. L’incontro con Montanelli fu degno di una scena di teatro, Lia che all’epoca possedeva numerose pellicce ,disse al giovane e rampante giornalista :”ho tante di quelle pellicce (6) da poter rivestirne , se vuole …Lei e tutta la sua famiglia !” e ricevette le scuse di Indro.

Dopo Milano va a Venezia dove conosce il mondo del Cinema; prende dapprima lezioni da Memo  Benassi ,poi da Giulio Stival che, appena la sente recitare, le propone di interpretare “la femme fatale” nell’ “Addio giovinezza “al teatro Goldoni di Venezia, aggiungendo al testo un quarto atto, tutto dedicato alle canzoni interpretate da Lia. Nel marzo dello stesso anno la ditta Origoni - Stival debutta con “Sogni d’amore” al Mediolanum di Milano ;in compagnia  c’erano Lilla Brignone, Roberto Villa  e molti altri attori quasi tutti provenienti dalla prosa. Alcuni testi dello spettacolo erano stati scritti da Vittorio Gasmann e da Casalbore. Durante quello spettacolo la andrà a trovare uno degli impresari della Wanda Osiris che la scritturerà per “L’isola delle Sirene “ con Carlo Dapporto, spettacolo  musicato  dal Maestro Danzi: Wanda andrà su tutte le furie e farà di tutto per portarle via la rivista, alla fine riuscendoci.

La guerra tra prime donne era ed è ancora una delle dure e sempiterne leggi dello spettacolo. A tale  legge Lia si è sempre sottratta:  ha sempre preferito ritirarsi piuttosto che ingaggiare sordide trame o feroci battaglie ,impersonando uno stile che l’ha sempre contraddistinta. In questo caso altre interpreti avrebbero potuto sequestrare lo spettacolo, o intraprendere battaglie legali, ma non lei : la sua rinuncia le fu contrattualmente pagata, e lo spettacolo vide  Wanda come protagonista.

Mentre era a Milano, Lia  aveva trasferito la famiglia a Rapallo,dove, nello stesso stabile,al piano superiore, abitava Tripolina Einaudi   figlia del Presidente della Repubblica . Proprio per questa circostanza, durante una visita del Presidente alla figlia, accadde un episodio divertente e “rivoluzionario” : dalle forze dell’ordine, e in modo non cortese dalla stessa Tripolina ,venne chiesto alla famiglia Origoni di cedere la casa al Presidente per consentirgli un soggiorno “sicuro”. Un esproprio vero e proprio senza peraltro offerta di alternative di alloggio e con grave e ovvi disagi da sopportare . Tale richiesta venne rifiutata e  all’arrivo il Presidente sarà accolto dalla famiglia Origoni al completo con  la Marcia Reale .In riviera  ,risiedeva anche  Macario, che   desiderava avere Lia in un suo spettacolo: Lia rifiutò più volte, ma , dopo ripetute insistenze, accetta ad  una condizione  il suo nome dovrà essere in Ditta. La ditta Macario-Lia Origoni debutta all’Odeon di Milano con  Follie d’Amleto; (Foton°9*** Follie d’Amleto Macario Origoni  ) lo spettacolo  era composto da vari quadri in cui Lia e Macario facevano vita a sé,  solo il finale li vedeva insieme.

Ma Macario difficilmente  aveva l’abitudine di dividere la ditta con alcuno; quindi, disattendendo un impegno contrattuale  proprio al debutto, fece uscire dei cartelloni con solo il suo nome, prontamente sostituiti  durante la notte  pena l’annullamento dello spettacolo. Non contento,  un mese dopo , nei quotidiani fece uscire  avvisi pubblicitari  che promuovevano lo spettacolo : “ Macario e le sue donnine”. A quel punto Lia, lascia la compagnia e Macario, per ripicca le sequestra i “famosi” bauli .

Si arriverà ad una  causa legale nella quale Lia riuscirà a trarne vantaggio, mantenendo comunque buoni rapporti con Macario, e soprattutto con la moglie.

Conclusasi bruscamente l’esperienza con Macario, mentre soggiornava a Milano,  volle mettersi alla prova : “Voglio appurare se ancora ho voce” e con questa domanda sulle labbra, ma soprattutto nel cuore, si presenta alla Scala  per incontrare  il maestro Tullio Serafin  che l’aveva, a suo tempo, esaminata per la borsa di studio vinta all’Opera  di Roma

Il Maestro è impegnato  nelle prove, ma l’accoglie il primo sostituto, al quale Lia espone  il motivo della visita. Il primo sostituto, il maestro  Tieri, le chiede quindi se ha con sé della musica, stupendola un po’ perchè non aveva pensato ad una audizione, ma semplicemente ad alcune prove di vocalizzi . Le viene chiesto quindi di tornare nel pomeriggio per essere ascoltata. Lia canta ancora una volta “Io son l’umile ancella”, terminata la romanza, Tieri le chiede di aspettarlo un attimo per tornare poco dopo con  il contratto di Flora  per Traviata: “Ci dispiace, non le possiamo offrire una parte importante, ma è sicuramente una parte molto ambita”.

Era il 1946 e finalmente il massimo teatro italiano le apre le porte; in quell’edizione la regia  era affidata al giovane Giorgio Strehler che  durante le prove le dirà “ A te non devo dire niente, muoviti come vuoi …”  gli interpreti erano  la Carosio  Tito Gobbi e Monteano.

                                               

Fu un successo, ma dopo poche recite  uscì un articolo in cui si  accusava di collaborazionismo Lia Origoni, e soprattutto si denunciava  “l’impudenza “ di permettere ad una “soubrettina” di calcare il “ sacro  suol” del palcoscenico più importante d’Italia. Minacce varie, addirittura di bruciare il Teatro , arrivarono anche alla direzione della Scala   tanto da costringere  il Direttivo a riunirsi e a proporle di dimettersi per motivi”di ordine pubblico”dal ruolo di Flora, offrendole in cambio per tale rinuncia, la parte di Liù nella Turandot prevista per la stagione estiva dell’Arena di Verona  che Tullio Serafin dirigeva.

 Lia , chiamata, li guardò tutti, poi si rivolse solo al maestro Serafin chiedendogli: ”Maestro, mi atterrò alla sua risposta,  lei, può protestarmi?” – “No ,io, figlia mia, non posso”. Rispose il Maestro  e allora lei  “Grazie, io non me ne vado!”

Il Teatro in quell’occasione non bruciò, e  Lia concluse il ciclo di rappresentazioni conquistando il favore del pubblico, in una stagione  difficile per molte cantanti, anche per la Callas che fu bocciata  proprio alle audizioni  della  Traviata, opera che divenne in seguito uno dei suoi “cavalli di battaglia”. Dopo la Traviata per la stagione estiva, fu la volta dell’ Orfeo di Gluck ,dove interpretò Amore sostituendo alla  prova generale la titolare Loretta Di Lelio,   il maestro era Jonel Perlea.  I costumi e le scene,  bellissime, erano  di Giò Ponti, Orfeo era interpretato da  Ebe Stignani che alla prima  diede un calcio a Lia,  dietro  le quinte, per non aver questa  osservato una regola del teatro lirico  a lei sconosciuta  (alla fine del 1° atto è d’uso che Orfeo esca solo a ricevere gli applausi). Tale gesto notato da Perlea fu duramente rimproverato alla Stignani con un secco “Dobbiamo ringraziare Lia Origoni che ha salvato lo  spettacolo” . Le repliche si svolsero con tranquillità ed armonia, e lo spettacolo riscosse tanto successo da essere incluso quale Galà per i festeggiamenti dedicati ad Evita Peron in visita in Italia .

Per aiutare la sorella Emanuela, che era rimasta a Rapallo,Lia   decise di aprire una sartoria d’alta moda . Un’attività questa, che proseguirà a lungo con fasi alterne , ma che vedrà sempre la stessa tecnica di lavoro: l’idea , il progetto dell’abito era sviluppato  nella mente ,non su disegno, e poi le stoffe venivano  drappeggiate  addosso, gli abiti erano  realizzati sempre in  pochissimi esemplari. Numerose  sfilate  si svolsero  negli anni in tutta Italia ,da Sanremo all’Excelsior di Roma a Napoli , a  Palermo.

Il periodo successivo è un po’ magro , alcuni contratti vengono annullati, e le riviste  anche se qualificate, risentono di una crisi generale ed offrono limitati compensi è questo  il caso di “ Tiremm innanz bagai”… che pur potendo contare su un cast di eccellenti attori tra cui Lia Zoppelli, Vera Wort ,Mario Carotenuto, non riscuote grande successo.  Nonostante le indubbie difficoltà del periodo  , quando decide di tornare a Roma, scende comunque al Plaza.  A Roma rincontra Brunelli  ed insieme decidono di proporre  alla Rai  dei programmi radiofonici. Nell’estate del 1948 venne firmato il contratto per una serie di incontri radiofonici in cui sarebbe stata  presentata e cantata la musica folclorica di tutti i paesi del mondo.

Qui Lia incontra Giorgio Nataletti  fondatore dell’Istituto per le ricerche etnografiche dell’Accademia di Santa Cecilia, membro dell’Unesco, profondo conoscitore delle tradizioni popolari dei canti  e dei  popoli: la sua attenta ricerca ha impedito che buona parte del patrimonio nazionale italiano musicale andasse   perso, soprattutto le tradizioni e i canti della Sardegna .  E’ grazie alla sua paziente e determinata ricerca che lo portava a raggiungere magari  gruppi di pastori  all’interno della Sardegna, lungo i tratturi di montagna o piccole enclave di etnie diverse  nel centro e Sud Italia che abbiamo ancora oggi le registrazioni di canti oramai dimenticati e notizie sulle occasioni  e sui riti che questi canti accompagnavano.

Da questo incontro Lia trova nuovi spunti, ma soprattutto si appropria di quella ricchezza e di quella cultura musicale che le sarà utile per affrontare la Francia e per comprendere fino in fondo le radici e la natura della sua capacità interpretativa musicale  e delle sue ulteriori possibilità come artista e come donna.

Il 1949 trascorre tra lo studio delle canzoni du caveau, le canzoni del cabaret francese dell’800, le bergerettes con l’accompagnamento dei delicati fiati del maestro Severino Gazzelloni proposte insieme alle canzoni da ballo spagnole e del sud america  dai microfoni della radio, dove nei suoi spazi e nelle sue rubriche  educa alla musica migliaia di ascoltatori che le diventeranno fedelissimi, facendole  raggiungere  notevoli indici di ascolto. Sempre nel 1949  la Rai le tributerà un prestigioso omaggio  dedicandole la seconda trasmissione delle “Vedette della Settimana “  subito dopo quella dedicata a  Louis  Amstrong.

 Il 1950  é un anno particolare ricco di successi e di soddisfazioni.Torna  al Sistina  con Totò in “Bada che ti mangio” uno spettacolo, questo, ripreso dopo un anno di successi per la seconda stagione(Lia sostituisce la  Giusti),molto ricco  sia per scenografie che per trovate tecnologiche “( c’erano fontane  in scena che zampillavano a suon di musica ) e interpreta , per la prima volta in Italia , Polly nell’Opera da Tre soldi di Brecht per la stagione estiva del Teatro S. Carlo di Napoli con la regia di Antongiulio Bragaglia .

L’incontro con   Totò fu sicuramente  importante per la crescita professionale di Lia,  perché determinò nel 1940 il suo debutto e perché il “maestro”, riuscì a valorizzare alcune sue  caratteristiche interpretative  . Una  profonda stima  ha sempre caratterizzato i loro rapporti, Lia ricorda infatti ,che i modi le attenzioni ,quasi paterne che Totò le riservava all’interno della compagnia, erano fuori dalle normali regole del teatro; davanti a lei infatti Totò evitava di raccontare ,come a volte è d’uso dietro le quinte, barzellette licenziose, invitandola  perentoriamente ad allontanarsi; senza contare le affinità “aristocratiche “ che Totò le riconosceva per alcune ascendenze nobili che li accumunavano.  

Sempre nel 1950 vince la Maschera d’Argento, il più importante riconoscimento dell’epoca istituito da  Nino Capriati,  proprio per il suo impegno  in radio ed in teatro.

 Ancora nel 1950, nella stagione  organizzata dall’Anfiparnaso di Roma al teatro Eliseo, Lia interpreta “ Il Tenore Sconfitto” opera di straordinario impegno di  Tommasini – Brancati, il direttore era Previtali, la regia di Guerrieri.  e le scene e i costumi erano di  Renato  Guttuso .

Nel 1951 incide a  Torino la Vedova allegra , che resterà uno delle sue interpretazioni più riuscite, prima di intraprendere una tournèe  in Egitto  ad Alessandria dove si esibisce allo   Scarabèè  di proprietà del  Re Faruk . Al Cairo alloggia all’Auberge  de Piramide, ogni sera finito lo spettacolo cammina da sola verso le Piramidi e si siede davanti alla Sfinge a meditare . Anni dopo a Parigi, saprà dallo stesso Farouk  oramai in esilio , che tutte le volte,era seguita e protetta dalle guardie del re che in incognito vigilavano sulla sua sicurezza.

Scoppia la rivolta che detronizza Farouk: assiste alle azioni iconoclaste integraliste e decide di tornare in Italia . Ancora una volta per lasciare un paese in conflitto dovrà escogitare qualcosa : si fingerà malata di fegato  assumendo per una settimana  uova sode e whisky, mentre il permesso per il rientro  le costerà un costoso  un paio di occhiali da sole americano,  sottratto dal funzionario addetto.Torna in Italia e riprende la radio con le sue rubriche,e partecipa alla realizzazione delle prime trasmissioni di   Gran Varietà mentre prepara  Il Duello Comico di Paisiello al Quirino con il maestro Antonellini e la regia di   Lucio Chiavarelli  e il tenore Pirino  anch’esso sardo.

I palcoscenici internazionali  la richiedono con insistenza ed in quegli anni Parigi diverrà il centro della sua vita artistica : il suo impegno si profonderà tra il Dinarzade ,il famoso cabaret gestito da esuli russi a Parigi,e la Radio francese ,dove sotto l’abile guida di Armand  Bernard   interpreterà  numerosi concerti di musica romantica e sotto la direzione di Wolf interpreterà Madame Butterfly accompagnata dall’Orchestra Nazionale di Francia . Lia Origoni durante un intervista a Parigi Realizzerà  e parteciperà  a rubriche radiofoniche e televisive  di successo . Il suo impegno musicale , la porterà  a cimentarsi   finanche con la musica dodecafonica partecipando ad “une causerie” del maestro Labroca, incontro tra la musica dodecafonica e la poesia ermetica . A Parigi conoscerà J. Cocteau, Roger duca di Chayot, il pretendente al trono dei Borboni, Maurice Chevalier e Jilbert Jule Ministro dell’Interno dell’epoca che le proporrà il grande onore di divenire cittadina francese , onore questo che Lia  Origoni gentilmente rifiuterà. L’Italia e la Sardegna sono e saranno sempre al primo posto nei suoi pensieri e anche per questo  aiuta ad organizzare nel 1953  il festival della canzone italiana alla Salle Pleyel dove, in coppia con Nunzio Gallo vince il primo premio cantando Vola, Vola .  Nel 1954, a Genova, organizzerà il primo festival della canzone francese in Italia chiamando a presiedere la giuria Maurice Chevalier, questa rassegna segnerà anche il debutto come presentatore di Enzo Tortora fino ad allora conosciuto solo come  giornalista. Ancora le tournèes la impegneranno all’estero prima in Marocco  quale rappresentante  per l’Italia del “ Rencontre  à Marrakech” festival internazionale di artisti e poi  in Spagna (Barcellona, Madrid) . Il suo ritorno in Italia la vede impegnata su vari fronti: quello della formazione artistica che la vedrà studiare presso l’Accademia la musica antica fiorentina, il 700 e  l’800 francese, e quello della espressione artistica che la vedrà impegnata in Rai e in radio. Tutto questo  in preparazione di quella che diverrà per alcuni anni la sua attività principale :la realizzazione di rubriche radiofoniche per la Rai e l’interpretazione di pezzi ritenuti “difficili “e adatti ad un pubblico selezionato.

Lia Origoni e Maurice Chevalier

Nel 1957  partecipa a Voci e Volti della Fortuna  in rappresentanza della Sardegna insieme a Gino Latilla .

Dal 1957 in poi lavora  in radio  dapprima con il Maestro Ferrari, poi con  il Maestro Canfora nella   “Gioia di Vivere”,  con il maestro  De Martino  nella rubrica “Per voi” , e  ancora con Piero Umiliani in “ Juke box sentimentale” e “Antologia di canzoni”   fino alla  “Locanda delle sette note”  con Mario Gangi  e Umiliani .Nel 1963 Lia interrompe le trasmissioni radiofoniche per dedicarsi al teatro impegnato  e con Paolo Poli interpreterà Il Mondo di acqua  di Nicolaj e Paolo Paoli di Adamoff     riscuotendo un importante successo. Nel 1966 ritorna in Radio con la  rubrica “Scacciapensieri” considerata ancor oggi tra le storiche  trasmissioni della Radio . Queste trasmissioni , furono vere  e proprie  palestre per ginnasti della voce e della musica, dove in 15, massimo trenta minuti dovevano esibirsi maestri del calibro di Gangi , di Umiliani, della Franceschini insieme alla Origoni cercando di rendere chiaro e  completo un percorso musicale . Lia  Origoni   inventerà infatti  trasmissioni a tema: dalla musica folclorica di tutti i paesi, alla musica classica moderna ,dalla musica romantica  alla musica d’intrattenimento come veniva chiamata allora la musica contemporanea . Prendiamo per esempio “Antologia di Canzoni”: era un ciclo di trasmissioni composte da 13 appuntamenti di 15 minuti l’uno  in ognuno dei quali, attraverso le canzoni si ripercorrevano brani legati al tema dell’ “Amore e Gioia “, “ Amore e Fede” Amore ed Ideale”, “Amore e Illusione” tutte trasmissioni di massimo impegno e di accurata ricerca.  Per “Scacciapensieri” rubrica settimanale di 30 minuti Lia scelse ed interpretò ben  110 brani.

 La tv pubblica, la Rai radiotelevisione italiana, è stata con lei avara di riconoscimenti e di spettacoli , nonostante sia stata   tra le prime interpreti di quella sperimentale nel 1939. Infatti non le ha dedicato spazi ,fatta eccezione per una trasmissione speciale in onore di  Michele Galdieri. Stessa sorte le riserverà la sua città natale che, inconsapevole  del suo passato, non ha mai pensato di valorizzarne l’opera.

Nel 1964 , dà l’addio alle scene liriche con i” Concerti classici” accompagnata  dal piano, flauto e chitarra : L’Università di Grenoble , Alessandria ,  e Cogne saranno le ultime tappe dei suoi incontri con il pubblico, che continuerà ad ascoltarla in radio fino al 1966 . Sceglie oramai di vivere stabilmente per alcuni anni a Roma in una delle vie più belle del centro : Via del Babuino,  alle spalle di via Margutta, a pochi passi da Trinità di Monti e da Piazza del Popolo,  negli anni ’60, vero tempio della cultura artistica romana.  Schiva e riservata per stile e per carattere, Lia  rifuggirà sempre la mondanità e le apparizioni nei luoghi della dolce vita; il lavoro ancora una volta la impegnerà in modo assoluto, ma non nel campo  musicale che le potrebbe essere più congeniale , svilupperà invece una sua passione  per le nuove tecnologie e per l’innovazione che la porterà, prima in Italia, a divulgare il metodo Sandwich di  Giorgio Shenker per l’apprendimento della lingua Inglese . A Roma  infatti ne dirigerà la scuola , ma soprattutto capirà con largo anticipo rispetto ai tempi,( siamo alla fine degli anni ’60) la necessità di formare le nuove generazioni di studenti e di lavoratori alla lingua inglese .Svilupperà quindi  una serie di contatti  che la porteranno ad organizzare i primi corsi di lingua  inglese presso le aziende:  A Roma e a La Spezia per  la  Pertusola,a Terni per  le Acciaierie e la  Terninos, ancora a Roma per  la Chevron. Alla metà  degli anni ‘80 deciderà di tornare in Sardegna dove si ritirerà a  La Maddalena  con la sua famiglia . Il suo  amore per l’innovazione e per le tecnologie le consentirà di essere comunque sempre  attenta  ai cambiamenti della società, dei costumi e dei mezzi di comunicazione; la sua piccola casa diventerà infatti uno studio di registrazione, dove con paziente  e meticolosa cura riverserà le sue registrazioni in cd di ultima generazione, mentre, da appena 2 anni come  autodidatta ha imparato ad usare il computer e i suoi derivati, consentendosi quindi il piacere di dialogare con il mondo via e-mail con una perizia degna di un giovane.Tutto questo nella più totale riservatezza e discrezione…  aveva ben ragione un severo critico che negli anni 40 la descrisse come una figura eterea che prendeva vita nel momento in cui le luci la illuminavano, e che , appena le stesse si spegnevano ,avresti  potuto  incontrare, magari al tuo fianco in strada, ma non riconoscere, per la riservatezza e  i modi composti e pacati : come si dice  dell’Eleganza che c’è, proprio quando  non si fa notare .

Lia è così ancora oggi, chi ha la fortuna di incontrarla e di conoscerla stenterebbe a riconoscere  la star del Winter-Garten, non c’è in Lei alcuna  traccia di presunzione o di adorazione di uno splendido passato alla maniera della protagonista di Viale del Tramonto , la sua bellezza, tra le altre cose risiede proprio in  questa sua inconsapevolezza di essere stata  e di essere ancora, così protagonista del suo tempo. Ha attraversato un secolo , due guerre,varie rivoluzioni e altrettanti Paesi, ha conosciuto grandi personalità   del mondo artistico, intellettuale  e  ha portato  la sua Arte nel mondo con la grazia e l’eleganza  di “un’umile ancella “ tutto questo  condensato in una sola parola, può farci dire  : ecco   una Donna…

 

 “Io son l’umile ancella  del genio creator;

   ei m’offre la favella io la diffondo ai cor,

   del verso io son l’accento,

   l’eco del dramma uman ,

   il fragile strumento vassallo della man .

   Mite gioconda atroce, mi chiamo fedeltà:un soffio è la mia voce che al novo dì morrà”

 

A cura di Claudia Origoni

 

Questo testo è stato tratto dall'"Almanacco Gallurese" del 2003-2204  - Giovanni Gelsomino Editore

 

 

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