
Speciale anteprima del Piano di Evacuazione in caso di incidente nucleare
15.000 persone da evacuare in 60 minuti
Vedi anche: Speciale sulla Base Usa
Vedi anche: Gli Americani a La Maddalena
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15.000 persone da evacuare in 60 minuti Quindicimila persone da
evacuare in sessanta minuti, se succede d'inverno. Altrimenti Dio ci
aiuti. Non ci sono appelli a Nostro Signore ma qualcosa di molto simile
nelle contromisure messe a punto dalla Protezione civile in caso di
incidente nucleare nella base americana di Santo Stefano, a La Maddalena.
Elaborato nel 1979 e coperto dal segreto militare, il piano viene ora alla
luce: nel senso che il Prefetto di Sassari dovrà renderlo noto entro la
fine del mese o al massimo ai primi di gennaio.
«Il presente Piano si propone lo scopo di salvaguardare l’incolumità delle popolazioni interessate dai pericoli delle radiazioni derivanti da eventuali incidenti ad un sommergibile a propulsione nucleare». Comincia così, in un burocratese asettico e tranquillizzante, il libro della Grande Emergenza. In caso di incidente, la Marina militare italiana ha il compito di «sovraintendere all’allontanamento dell’unità sinistrata, che deve avvenire entro un’ora dall’accertamento dell’incidente effettuato dalle reti di monitoraggio o dal momento in cui si riceve la comunicazione da parte del comandante che ha assunto espressamente l’obbligo, entrando in porto, di dare comunicazione immediata di qualunque incidente dovesse verificarsi durante la sosta».
Anche se ritenuto «estremamente improbabile», l’incidente nucleare va inteso come «un’avaria che comporti la fuoriuscita di sostanze radioattive allo stato aeriforme. Il massimo incidente ipotizzato (esaminato e confermato dalla Commissione tecnica) darebbe luogo alla diffusione di una nube radioattiva idonea a contaminare l’atmosfera e le superfici con le quali viene a contatto». Le conseguenze, avvertono gli esperti, sarebbero particolarmente dannose per i bambini, più sensibili degli adulti nel caso di «inalamento di iodio radioattivo con irraggiamento della tiroide». Se la cosiddetta fuoriuscita non dovesse essere eccessivamente ampia, il campo operativo avrà un raggio massimo di 50 chilometri. Questo per dire che la faccenda non tocca affatto solo gli abitanti di La Maddalena ma anche quelli di Palau, Santa Teresa e altri centri. Nella migliore delle ipotesi. In quella peggiore, e cioè nell’evenienza che non si riuscisse a bloccare immediatamente la perdita nucleare, le conseguenze radiologiche si estenderebbero ancora di più. «Il presente Piano si attua automaticamente allo scattare dell’emergenza dichiarata dal Prefetto». Vediamo quali sono i provvedimenti da adottare al volo: 1) chiusura della zona potenzialmente pericolosa. 2) interdizione del traffico marittimo, della pesca e della balneazione. 3) attivazione del Centro coordinamento soccorsi. 4) istituzione posti di controllo sanitario e decontaminazione. 5) controllo costante della radioattività nell’aria. 6) sgombero degli abitanti di Capo d’Orso. 7) invito agli abitanti di Palau di allontanamento «qualora l’unità navale interessata segua la rotta ovest o a rimanere nei posti chiusi per evitare l’eventuale irraggiamento». 8) avvio in località di Arzachena e sistemazione degli eventuali sfollati in edifici scolastici e/o alberghieri. 9) allontanamento delle persone dal litorale di Caprera e degli altri litorali lungo la rotta seguita dall’unità in avaria. 10) distribuzione di viveri, acqua e vestiario. 11) raccolta di vestiti contaminati e fornitura di indumenti sicuri. 12) eventuale interruzione di fornitura idrica e alimentare.
Subito dopo l’allarme, è previsto il coordinamento della Marina militare italiana e l’arrivo di tecnici con strumentazione ed equipaggiamento legati alla bisogna: dalle tute anti-contaminazione monouso alla scorte di filtri di carta e al carbone attivo. Nel frattempo scattano iniziative che prevedono la requisizione dell’acqua minerale e l’interruzione dei prelievi dal bacino di Mongiardino. Il Piano, che deve essere rivisto ogni sei mesi, individua una lista di alberghi da requisire. Due sono a Santa Teresa: hotel Capo Testa (226 posti letto) e hotel Large Mirage (288). Gli addetti ai lavori chiamano queste liste annessicon la puntualizzazione di tenerli costantemente aggiornati. Questo spiega perché facciano parte integrante del Piano non soltanto gli alberghi ma anche le aziende di trasporto e i supermercati. L’annesso 9 prende in considerazione addirittura le aziende agricole (tre in tutto) che potrebbero essere interessate «dalla eventuale contaminazione». Nel frattempo, Polizia, Carabinieri e Guardia di Fianza avranno il compito di informare la popolazione «avvalendosi dei propri mezzi con l’uso di trombe esponenziali». Già pronto il testo del messaggio da diffondere: attenzione attenzione, la zona in cui vi trovate potrebbe essere interessata da contaminazione radiologica. Allontanatevi subito e raggiungete la strada per Arzachena.
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