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MARTEDÌ,
20 FEBBRAIO 2007
Vuota la tomba che contiene i resti
dell’Eroe dei Due Mondi? I pronipoti smentiscono
"Nostro bisnonno Giuseppe
Garibaldi è ancora sepolto nel sacello di Caprera»
CAPRERA. Giuseppe Garibaldi, l’Eroe dei Due Mondi, si sta
rivoltando nella tomba di granito dove, 125 anni fa, venne inumato dopo
essere stato imbalsamato. «Il bisnonno si trova sicuramente nel sacello
granitico di Caprera, i cui sigilli sino rimasti intatti nel tempo»
assicurano Giuseppe Garibaldi Jr, Vittoria e Annita (con due enne)
Jallot, i tre pronipoti del Nizzardo. Smentendo ufficialmente le
indiscrezioni che vogliono vuota l’ultima dimora dell’Eroe.
A far rivoltare nella tomba le spoglie di Giuseppe Garibaldi, il
generale che alla guida della camicie rosse contribuì
all’unificazione dell’Italia, è la mancata applicazione delle sue
ultime volontà e la continua speculazione che si fa sul suo nome.
Giuseppe Garibaldi, consapevole che la morte lo stava per raggiungere,
fece testamento e chiese aiuto agli amici più fidati per dare
esecuzione alle sue richieste, che erano quelle d’essere cremato «su
una pira fatta di legni di agaccio, lentischio, mirto e altre essenze
aromatiche dell’isola. Le mie ceneri saranno sparse sul mare della mia
amata Caprera». Una volontà che non venne rispettata, per ragion di
Stato - il governo dell’epoca (di cui Garibaldi faceva parte come
deputato eletto nel collegio sardo) voleva seppellire l’Eroe a Roma,
in Campidoglio) e questioni affettive: si scelse la via
dell’imbalsamazione, che venne effettuata da medici specializzati
arrivati da Torino e dall’università di Sassari.
Il lenzuolo utilizzato per la tecnica di mummificazione venne poi
donato ai necrofori di Sassari che avevano addobbato la stanza funebre
dell’Eroe. Lo stesso sudario ritrovato nei giorni scorsi all’interno
di una cassapanca del comune di Sassari, dove giaceva da 125 anni,
dimenticato da tutti. Il lenzuolo sul quale venne composta e imbalsamata
la salma dell’Eroe dei Due Mondi verrà ora restaurato. La giunta
Ganau ha ottenuto, proprio nel bicentenario della nascita, un
finanziamento regionale di ottomila euro per ridare lustro a un oggetto
che la famiglia di Garibaldi, che era cittadino onorario di Sassari,
aveva donato al capoluogo turritano. Per imbalsamare il cadavere di
Giuseppe Garibaldi vennero praticate, oltre alle altre operazioni
previste all’epoca (evisceramento e parziale disidratazione del corpo)
120 iniezioni di una sostanza appena scoperta, la formaldeide. Qualcuno,
ma questo è l’ennesimo mistero garibaldino finito nella tomba insieme
al parroco della Maddalena, Don Salvatore Capula, sostiene che il
pesante masso di granito che costudisce le spoglie di Garibaldi venne
spostato in occasione del cinquantenario della morte, alla presenza
della figlia Clelia e del sacerdote. Si dice, ma questa è una leggenda
popolare, che il corpo dell’Eroe era ancora intatto. Gli imbalsamatori
avevano garantito il loro lavoro per cento anni.
GIAMPIERO COCCO
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